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Un Caffè 2.0 con Andrea Villa

Il lavoro di Andrea Villa, artista ventenne comunemente noto con l’epiteto di Banksy di Torino, è per sua stessa ammissione un’opera di analisi dei media. Infatti, le sue creazioni – manifesti politici rivisitati in chiave satirica – negli ultimi anni si sono distinte per una pervasività e una viralità che Andrea monitora con interesse quasi scientifico. Nella sua ricerca, lo stimola l’impatto mediatico delle sue idee, il modo in cui si diffondono nel web e i commenti che riscuotono. Il metodo con cui lavora è semplice: immagina, realizza e stampa manifesti che propongono la rivisitazione di contenuti propagandistici in modo più o meno verosimile ma in chiave sempre satirica, li affigge in punti strategici della città – a volte addirittura all’interno delle teche municipali grazie un’apposita chiave falsificata dallo stesso artista (non dimentichiamoci infatti che Villa nasce come scultore) – e poi si gode il dibattito che ne deriva. Tutto ciò che fa è calcolato, studiato e rielaborato da lui come dall’opinione pubblica. «La viralità delle mie opere – ci racconta – è spesso imprevedibile e dipende da chi ri-condivide i contenuti: chiaramente vip e influencer aiutano, ma la maggior parte della mia curiosità sta nell’osservare come la gente comune reagisce sui social». Per questo motivo, del resto, Andrea indossa una maschera riflettente: l’anonimato richiama il mistero di cui si ammanta il mondo della street art mentre lo specchio si rifà al suo intento di rispecchiare la società, «quanto si fomenta la gente».

«Credo nella critica, soprattutto in quella ironica, mai in quella da Grillo Parlante.»

Andrea Villa – ovviamente questo è solo un nome d’arte che un giornalista gli ha affibbiato erroneamente qualche tempo fa – ci mostra una selezione delle sue opere, accompagnate da screenshottate dei commenti che hanno suscitato sui social. Non sono dibattiti timidi, perché i temi scelti da Villa – Salvini e i “terroni”, la Meloni e i Marò, l’Eau di Nolfi – sono scomodi e affrontati volutamente in modo provocatorio. Certo, per riuscire ad avere una lettura della società efficace e al contempo evitare denunce, Andrea gioca sul filo del rasoio: sa che in Italia è vietato scherzare con l’apologia al terrorismo e con la blasfemia, ma sa anche che il resto è tutelato dal diritto di satira. E lo sa perché lo ha chiesto ai suoi avvocati, ma soprattutto perché ha studiato: «la cultura – ci ricorda – che passi per i canali dell’arte pittorica, della filosofia o della storia è fondamentale». Infatti, le opere di Andrea tengono in serissima considerazione la storia della cultura occidentale come si nota dai diversi riferimenti che fa nel suo lavoro, come ad esempio al situazionismo anni Cinquanta. Ma oltre a questo, il discorso dello studio del passato a favore del presente per lui ha peso perché «alcuni fenomeni che oggi ci richiamano alla mente La banalità del male o il graphic novel Maus ad un certo punto nella Storia sono cominciati, non sono comparsi dal nulla, ma hanno iniziato a verificarsi e a diffondersi piano piano, portando alle conseguenze catastrofiche che conosciamo tutti». Questo è un presupposto necessario per uno dei suoi ultimi progetti, Distopia, che tanto ha da dire in fatto di razzismo e che porta lo street artist ad interrogarsi sul limite di “abominevole” nelle sue provocazioni e la risposta, purtroppo, va aggiornata quotidianamente. Ma la politica è nelle corde di Villa davvero dall’inizio, da quando cioè ha cominciato a ragionare intorno alla retorica e al linguaggio degli estremismi politici d’ambo i lati. Da lì è partito, con il Duce e Casapound, con Salvini su una foto di Salgado e con i Marò su Falcor – il manifesto a partire dal quale si è affermato sulla stampa nazionale – fino ad arrivare qui, nel nostro salotto, a condividere un caffè durante il quale ci invita ad essere artisti sempre, al di là del mestiere che facciamo, ossia di sforzarci con creatività per far riflettere la nostra società su se stessa. Forse il nostro è un settore più indicato di altri?

Andrea Villa

The street artist

Un Caffè 2.0 con Andrea Villa

Lo street artist detto il Bansky di Torino indossa una maschera che rispecchia la società.

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